Una Nuova Europa, un Nuovo Occidente

Questa volta non si possono sottovalutare le elezioni europee perché è urgente il cambiamento dell’Europa, per gli interessi dell’Italia ma anche e soprattutto per il ruolo che l’Europa deve tornare a svolgere nel mondo. Il mondo oggi è un luogo molto meno sicuro che nel passato, forse non è mai stato così pericoloso dopo il 1945.
Oggi non esiste più una potenza che tuteli l’ordine globale.

L’isolazionismo degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti, che questo ruolo di garanzia se l’erano assunti con i precedenti Presidenti, con la presidenza Trump hanno deciso di tirarsi indietro. Gli Stati Uniti rimangono certamente la più grande potenza economica e militare del mondo, il più riuscito modello di società liberale, ma ora si sono chiusi in se stessi, concentrandosi su poche sfide che considerano decisive, come quella per il controllo dei propri confini e quella commerciale con la Cina, scegliendo per il resto la strada dell’isolazionismo.

L’assurdo conflitto con la Russia

La Federazione Russa continua a svolgere una politica responsabile di stabilità in alcune aree del mondo, dal Vicino Oriente alla Corea, ma non ha l’interesse strategico né la forza economica, con il suo dodicesimo posto nell’economia mondiale, per garantire la stabilità mondiale nel suo insieme. D’altronde proprio la miope politica dell’Occidente, culminata nelle sanzioni ancora in atto da parte dell’Europa, ha allontanato la Russia da una collaborazione strategica con i paesi europei e con l’Occidente, del quale fa parte per storia, cultura e religione spingendola invece a prestare maggiore attenzione alle sue prospettive politiche e commerciali in Asia.

Dubbi dall’America del Sud

Se esaminiamo la situazione dell’America latina, vediamo che la gran parte dei Paesi è governata da maggioranze elette in modo più o meno democratico, ma tutte con forti venature nazionaliste, pauperiste, autoritarie, lontane dal nostro modello liberale di stato e di società. La consegna all’Italia del latitante Battisti non fa certamente né del Brasile di Bolsonero, né della Bolivia di Evo Morales dei modelli di vere democrazie liberali.

L’instabilità del Medio Oriente

Per quanto riguarda il Vicino Oriente tanti sono i fattori di instabilità ed i pericoli che ci derivano, a cominciare dall’offensiva dell’integralismo islamico e degli stati che ne sono condizionati, come l’Iran. Vi sono situazioni di conflitto come quella siriana, un groviglio quasi inestricabile di torti e ragioni, nel quale ha trovato spazio il terrorismo dell’Isis, e che ha generato un dramma umanitario con i massicci flussi migratori verso la Turchia e l’Europa. Subiamo la costante minaccia del terrorismo islamico che mette in pericolo la nostra sicurezza e quella degli stessi musulmani. Vi è la necessità di garantire la sicurezza di Israele, avamposto della libertà e della democrazia occidentale in Medio Oriente ed è anche doveroso tutelare la popolazione palestinese.

La Sfida dell’Africa

Ancora più grave è la situazione dell’Africa. Questo immenso continente è afflitto da una povertà endemica, da un sottosviluppo dal quale solo pochi Paesi stanno riuscendo ad uscire. È un continente tormentato da epidemie terribili, da conflitti tribali, razziali, religiosi economici dagli esiti drammatici. A tutto questo si aggiunge un’instabilità politica che rende molto difficile trovare interlocutori davvero rappresentativi. L’Africa è priva, con poche eccezioni, di governanti davvero democraticamente eletti, ma anche di una classe dirigente preparata, di una classe imprenditoriale adeguata. Il continente vive un’espansione demografica straordinaria che, sommata alla povertà e alla mancanza di prospettive per milioni di giovani, lo rende una bomba pronta a esplodere. Anche per colpa delle nostre politiche sbagliate gli africani non hanno beneficiato della globalizzazione. Attraverso la televisione vedono il nostro stile e il nostro tenore di vita, e quindi legittimamente aspirano a imitarlo e a condividerlo. Se questo non è possibile a casa loro vengono e soprattutto verranno a cercarlo da noi. E’ una legge storica alla quale non si sfugge, e non basterà chiudere qualche porto o lasciare in mare qualche barcone per fermare un movimento migratorio epocale.

Certo, dobbiamo tutelare le nostre coste, i nostri confini, ma nulla riuscirà davvero in prospettiva ad impedire ad un popolo giovane povero di mezzi e ricco di braccia di conquistarne e sottometterne un altro che invece è vecchio, ricco economicamente ma povero di nascite e di fiducia nel proprio futuro. La sfida dunque non è fermare l’immigrazione ma è fermare le cause dell’immigrazione, offrendo a quei Paesi crescita e stabilità. Un ragazzo africano oggi vede nel suo futuro solo povertà, malattie, guerre, una vita breve e tormentata. Abbiamo il dovere, non solo nel suo ma anche nel nostro interesse, di dargli la speranza e l’opportunità di poter realizzare un giorno i suoi sogni. Questo si ottiene in un solo modo: convogliando in Africa energie, risorse, capacità in misura straordinaria, ma anche in un modo completamente diverso da quello adottato finora nella cooperazione internazionale. Sinora l’assistenzialismo internazionale non ha funzionato. Non ha eliminato la povertà ma ha alimentato burocrazie corrotte e inefficienti. Quando parlo di “Piano Marshall per l’Africa” ho in mente quello che fecero gli americani con l’Europa dal 1946: non solo aiuti per sopravvivere ma soprattutto far ricreare un tessuto economico e produttivo che in Europa era stato distrutto dalla guerra, mentre in Africa non è mai esistito.

Ad aggravare il problema c’è il fatto che gli unici che sembrano aver capito le potenzialità dell’Africa, sia pure in un’ottica diversa dalla nostra, sono i cinesi, che in quel continente stanno investendo cifre colossali in infrastrutture e insediamenti produttivi. La presenza cinese in Africa, che ha le caratteristiche di una vera e propria colonizzazione economica è d’altronde solo un aspetto del più grave problema del nostro tempo.

La Minaccia Cinese

Mentre l’Occidente tiene in piedi un assurdo conflitto con la Russia, sembra ignorare che l’espansionismo politico economico e militare cinese è, destinato a sconvolgere gli equilibri mondiali. La Cina non è un Paese come gli altri. Non solo per una questione di numeri, che pure sono impressionanti. La Cina ha più di 2 volte e mezza gli abitanti dell’intera Europa, 4 volte gli abitanti degli Stati Uniti quasi 10 volte gli abitanti della Russia. Solo l’India ne tiene il passo, dal punto di vista numerico. Il fatto è che la Cina ha vissuto e sta vivendo una straordinaria crescita dal punto di vista economico perché ha saputo ben utilizzare i meccanismi dell’economia di mercato, ma quasi esclusivamente fuori dal suo territorio nei commerci internazionali.

Spesso abbiamo la sbagliata impressione che in Cina esista la libertà economica. In realtà non è così, il controllo statale sull’economia è strettissimo, le imprese sopravvivono e crescono soltanto con l’accordo del Partito. Ma questo è solo un aspetto di un regime totalitario, una dittatura che ha ancora tutte le caratteristiche politiche del sistema comunista creato da Mao. In Cina continua ad esistere il Partito Unico, che continua a chiamarsi Partito Comunista. Il dissenso non è tollerato, il numero di condanne a morte in Cina è un segreto di stato, ma secondo le stime più autorevoli si tratta di migliaia di esecuzioni ogni anno; la pena capitale è prevista per molti reati anche relativamente “tenui” ma anche per reati dalle forti implicazioni politiche come tutti quelli che riguardano la “sicurezza dello stato” concetto nel quale ovviamente può stare qualsiasi cosa. Le minoranze subiscono vere e proprie discriminazioni il caso del Tibet è quello più noto ma non l’unico. In generale, i diritti umani sono costantemente violati.

Ad Hong Kong, ceduta alla Cina dalla Gran Bretagna a fronte dell’impegno a mantenere nell’ex colonia un sistema democratico e pluralista, sono state messe fuori legge forze politiche di opposizione e sono state represse duramente manifestazioni di piazza. L’espansionismo politico ed economico di una potenza di questo tipo, del quale il leader cinese Xi Jinping non fa certo mistero quando parla esplicitamente di “grande resurrezione della nazione cinese”, è preoccupante per il mondo intero. Il “modello cinese” contrapposto ai valori occidentali è la sfida dei prossimi decenni.

 

Qualcuno crede seriamente che in questo mondo così complesso e così pieno di incertezze e di pericoli uno stato come l’Italia, che ha 1/23° degli abitanti della Cina possa giocare un ruolo da sola? Cosa può fare da solo un Paese come l’Italia di fronte a 420 milioni di arabi, sette volte la popolazione italiana, di fronte a 1.200 milioni di africani, 20 volte la nostra popolazione? Questi sono gli ordini di grandezze con cui ci dobbiamo confrontare. Da questi semplici numeri, prima che da ogni altra considerazione, nasce la necessità di parlare di Europa.

I sovranisti combattono l’Europa in nome della nostra identità. Non capiscono, forse non sanno, che l’Europa è la nostra identità, è il sistema di valori e lo stile di vita al quale siamo abituati. L’Europa è la grande cultura occidentale, quella che ha costruito le Cattedrali del medioevo, ha creato la musica di Beethoven o di Bach, di Verdi o di Chopin, i libri di Dante, di Goethe, di Shakespeare, la filosofia di Aristotele di San Tommaso, di Kant. Tutto questo è la nostra identità europea, lo sono i nostri valori civili e sociali, che affondano le loro radici nell’idea di libertà, nata nella Grecia classica nel diritto, monumentale opera unificante di Roma, nell’idea di uguaglianza e dignità di ogni essere umano che dobbiamo alla nostre radici giudaico-cristiane. L’Europa ha creato la Magna Charta, la separazione dei poteri, la laicità dello Stato, l’habeas corpus a tutela dei diritti e delle libertà di tutti, le Costituzioni, a partire da quella americana, che è nata su un altro continente ma è un punto d’arrivo della nostra civiltà europea e occidentale.

Questo è quello che, come europei, dobbiamo difendere ed affermare. Difendere, di fronte alle sfide e ai pericoli dei quali abbiamo parlato, affermare perché questa visione della persona, dei diritti, delle libertà ha un valore universale. Ogni essere umano, ovunque sia nato nel mondo ha diritto alla libertà e alla dignità, perché da Dio è stato creato così. E poi naturalmente ci sono tutti gli aspetti economici, che sono importantissimi. Le sfide globali che abbiamo  di fronte, per esempio quella cinese, sono politiche ed economiche allo stesso tempo, ma potrà vincerle sono un’Europa che abbia un’idea chiara della sua identità e quindi una visione comune del suo ruolo nel mondo che si traduce in una comune politica estera e di difesa.

Questo è possibile solo se ci sentiamo davvero uniti, una libera unione di popoli e non un freddo contratto fra stati, come quello che ha generato un nuovo statalismo europeo, uguale o peggiore di quelli nazionali. Proprio perché siamo europei questa Europa vogliamo cambiarla dalle radici perché ogni europeo sia orgoglioso di farne parte si senta tutelato nella propria identità nei propri valori, nei propri interessi, nella propria libertà.

Forza Italia
ancora una volta in campo

Questo è il significato delle prossime elezioni europee: creare un’Europa capace di tutto questo, oppure rinunciare definitivamente al sogno europeo.

Prima di tutto è per questo che, alla mia veneranda età, ho sentito il dovere e la responsabilità di scendere in campo per le elezioni europee. Lo faccio per i miei figli e nipoti e per i figli e i nipoti di tutti gli italiani e di tutti i cittadini d’Europa. Chi ha 80 anni pensa alle future generazioni perché ha già realizzato nella propria vita gli obiettivi che si era prefissato di raggiungere. Chi invece ha 40 anni pensa solo al proprio futuro. Il mio progetto è facilmente comprensibile. In primo luogo voglio portare la mia esperienza e le mie vaste relazioni internazionali all’interno del Partito Popolare Europeo che sarà la prima forza politica in Europa. In questi ultimi anni l’alleanza contro natura tra popolari e socialisti ha contribuito a fare dell’Europa un mostro burocratico e lontano dai cittadini.

Il nostro PPE dovrà invece mettere in campo una alleanza con tutte le forze politiche che sono alternative alla sinistra e con esse costruire una coalizione di governo capace di cambiare l’Europa riportandola al progetto dei padri fondatori: una Unione di popoli fondata sui valori universali della nostra cultura. Dobbiamo fondare quello che io ho chiamato il “sovranismo europeo”, che si fonda sulla centralità nel mondo dell’Unione Europea.

Il primo passo per costruire questa centralità sarà avere una unica politica estera e una unica politica difesa unificando le forze armate dei Paesi europei. In questo modo potremo sederci al tavolo con le altri grandi potenze, Stati Uniti, Russia e Cina, e costruire una pace stabile nel mondo. Al tempo stesso, dobbiamo smantellare ogni politica di austerità e tutte le incrostazioni burocratiche che hanno penalizzato il nostro Paese e allontanato i cittadini europei dall’Europa.

Ci vorranno cinque anni di duro lavoro ma sono sicuro che ce la possiamo fare a vincere questa sfida. Del resto alternative non ve ne sono. La prossima legislatura europea è come una finale di Champions League. Ci sarà per forza un vincitore. O vinciamo noi e nasce una nuova Europa altrimenti il sogno europeo finirà e un triste destino di sottomissione attenderà tutti i popoli, a partire dal nostro.

In questo contesto, una grande affermazione di Forza Italia alle elezioni del 26 maggio è decisiva. Noi siamo la forza politica che è più consapevole dei valori fondanti dell’Occidente e della reale posta in gioco. Farò del mio meglio per convincere gli italiani a svegliarsi, ad aprire gli occhi, a non continuare a essere autolesionisti al punto tale da non andare a votare oppure a dare il loro voto a forze irresponsabili e irrilevanti in Europa come il movimento Cinque Stelle.

Per un’Europa libera e unita!

Noi abbiamo l’esperienza e l’autorevolezza che sono necessarie oggi. Il nostro Antonio Tajani è stimato in Europa e nel mondo come persona autorevole, seria, capace di mediare e di costruire in modo positivo. I nostri europarlamentari uscenti hanno lavorato sempre nell’interesse dell’Italia e di una Europa dei popoli. Le classifiche dei loro voti sono lì a dimostrarlo. Accanto a loro abbiamo aggregato tutte le esperienze e le forze politiche che in Italia si riconoscono nel Partito Popolare Europeo e siamo l’unico punto di riferimento di tutti coloro che sanno che il “nuovo” PD non è altro che il vecchio Partito Democratico della Sinistra che ritorna una volta esaurita la parentesi renziana.

Abbiamo una lucida visione del futuro che attende il mondo e dei pericoli e delle opportunità che gli anni a venire porteranno. Per quanto mi riguarda, non intendo lasciare nulla di intentato affinché la grande storia, quella dei primi venticinque anni di Forza Italia e quella millenaria dell’Europa, diventino il seme per costruire un grande futuro per tutti, in Italia e in Europa.

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